
COMUNICATO STAMPA
Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso con cui l’ex Presidente e Vicepresidente avevano tentato d’inficiare la nomina dei nuovi vertici nazionali dell’ente. Ora l’ente intende vederci chiaro su ammanchi di denaro che sono emersi nel corso della causa.
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Il Tribunale di Roma ha totalmente rigettato l’azione cautelare che era stata intrapresa dall’ex presidente dell’Unione Consumatori Italiani, Fabrizio Mechi, e dalla sua ex vicaria, Eleonora Leuti, volta ad ottenere l’annullamento della delibera del Congresso Federale che il 2 dicembre 2024 aveva eletto il nuovo direttivo nazionale.
Con l’ordinanza n. 52271/2024 del 20 febbraio 2025, il Tribunale capitolino, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Massimiliano Albanese e Gabriele Maxia, ha infatti riconosciuto la “esistenza” e, quindi, l’efficacia della delibera, negando la legittimazione del Mechi e della Leuti a rappresentare gli interessi dell’ente, il cui nuovo Presidente ed unico rappresentate è ora la Dott.ssa Maria Pagano.
L’Unione Consumatori Italiani è un ente del terzo settore che rappresenta e tutela, su scala nazionale, gli interessi di consumatori di beni ed utenti di servizi. Fondata nel 2014, in ormai oltre 10 anni di attività si è contraddistinta per la volontà di costruire un ponte tra consumatori e produttori, valorizzando i primi quali categoria che rappresenta, nel suo insieme, un potente player di mercato e, nello stesso tempo, premiando tra i secondi quelli che siano più attenti ai bisogni della clientela non professionale, garantendo in modo continuativo ed uniforme una customer experience di segno positivo.
Dal 2022 l’avvocato Massimiliano Albanese, che ha concorso alla difesa dell’ente nella causa, ne è anche il Segretario Federale, cioè l’organo organizzativo di vertice ed il suo principale portavoce. «Siamo molto soddisfatti della pronuncia resa dal Tribunale, che di fatto dimostra la correttezza del nostro operato», ha dichiarato Albanese. «Si è trattato di una vicenda incresciosa che, ci auguriamo, si è finalmente conclusa, ovviamente con la nostra vittoria. Ringrazio per la determinazione dimostrata la nostra Presidente, Maria Pagano, ed anche il collega nonché nostro Tesoriere, Gabriele Maxia, che con la sua professionalità e competenza ha contribuito a questo successo».
Lo scorso novembre 2024 erano circolati articoli di alcuni blog online, che descrivevano presunte condotte illecite del Mechi, in relazione alla sua gestione di altra associazione.
Pur senza entrare nel merito di tali accuse, che aveva anzi dichiarato di ritenere infondate, il Segretario Federale aveva quindi richiesto all’ex Presidente Mechi di dimettersi, per ragioni di opportunità. Ciò non era avvenuto, sicché era stato lo stesso Segretario Albanese a dimettersi, provocando a norma di statuto dell’ente la decadenza di tutto il direttivo nazionale. Ne era conseguita l’elezione delle nuove cariche sociali, con il rinnovo della fiducia ad Albanese e l’esclusione di Mechi e Leuti dai ruoli precedentemente svolti.
Tale avvicendamento democratico non era stato accettato dall’ex Presidente e dalla sua vice, che avevano quindi intrapreso l’azione giudiziaria conclusasi con la vittoria di Albanese.
La causa ha fatto anche emergere una serie di documenti, che dimostrerebbero il progressivo assottigliamento del patrimonio dell’ente nel corso della gestione Mechi: circostanze che lasciano presagire, dunque, l’apertura di un nuovo capitolo giudiziario, tuttavia a parti invertite.
«Con la nuova Giunta Federale stiamo ora seriamente valutando di procedere per un’azione risarcitoria nei confronti degli ex dirigenti», ha concluso Albanese. «Il dato certo è che c’erano degli importanti depositi di proprietà dell’Unione su un conto corrente, sul quale l’unico ad avere potere dispositivo era l’ex Presidente: al di là dei meri sospetti di malversazioni che già nutrivamo, dall’esame degli atti della causa appena conclusa abbiamo scoperto che quel denaro è stato utilizzato per pagamenti che, certamente, non sono inerenti l’attività dell’ente. E’ indispensabile quindi una verifica da parte dell’autorità giudiziaria e, se emergeranno delle responsabilità, chi ha commesso abusi dovrà risponderne».